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La tradizione epica

Accanto a fiabe e leggende vi sono anche racconti derivanti dalle tradizioni epiche, che fungono a volte anche da spiegazione per alcuni avvenimenti storici.

È questo il caso della storia che lega due popoli che si contendevano il dominio della valle: gli Oriundi fassani, un popolo di pastori ed agricoltori ed i Trusani, temuti guerrieri provenienti da terre più a sud. Per difendersi dagli invasori, i fassani misero insieme un esercito di uomini chiamati “Arimanni”. Gli abitanti della Valle di Contrin però non vollero allearsi con gli altri fassani e alla fine fu conquistata dai Trusani.

Gli Arimanni dopo tanto combattere riuscirono a riappropriarsi della città che però fu distrutta da un terribile incendio che uccise tutti gli abitanti tranne Lidsanel, un bambino, l’ultimo erede del “Regno dei Fanes”. Anni dopo Lidsanel venne a sapere di un nuovo attacco da parte dei Trusani e volle combatterli ma rimase ucciso. I fassani riuscirono a vincere contro gli invasori e da quel momento in poi nessuno Trusano ha più messo piede in valle.

Il Regno dei Fanes (L Regn de Fanes)

La leggenda dei Fanes è un racconto mitologico ladino che assume la struttura di un ciclo epico. La conservazione di questa storia si deve principalmente al lavoro di Karl Felix Wolff, antropologo austriaco.

In breve si racconta che un’orfanella, Moltina, fu allevata dalle aguane, creature legate all’acqua, e dalle marmotte. Ella apprese anche la lingua delle marmotte ed era anche in grado di trasformarsi in una di loro. Un giorno la ragazza incontrò un principe e i due si innamorarono, ma quando a corte le venne chiesto di raccontare delle sue origini la ragazza imbarazzata arrossì e per solidarietà anche la Croda Rossa, un tempo chiara, assunse quella colorazione.

Moltina scappò dalla vergogna e trasformatasi in marmotta, si rifugiò nella sua montagna seguita dal principe. I due insieme diedero origine al Regno dei Fanes sul cui stemma era infatti rappresentata una marmotta. I Fanes all'inizio erano un popolo mite, ma con il passare dei secoli una regina si sposò con un re straniero molto bellicoso al quale però non rivelò nulla del patto tra i Fanes e le marmotte.

Il re incontrò un giorno un’aquila che in verità era il re di un’isola lontana, abitata da uomini con un braccio solo. I due concordano un’altra alleanza segreta, che andava consacrata con lo “scambio dei gemelli”, secondo le usanze dei Fanes. Il re dei Fanes però non ne fece parola neppure alla moglie.

Da quel giorno niente fu più lo stesso: nacquero due gemelle, Lujanta e Dolasilla. Ma al mattino dopo Lujanta era scomparsa, sostituita da una marmottina bianca. Il re ne rimase all’oscuro e tempo dopo ordinò ad uno scudiero di portare le gemelle all’aquila, perché se ne prendesse una. La regina venne a saperlo e fece in modo che nessuno si accorgesse che una delle piccole era una marmotta. L’aquila scelse proprio quest'ultima che però scappò via. Più tardi l'aquila portò al re dei Fanes un aquilotto, suo figlio, per completare il secondo “scambio dei gemelli”. Il re lo perse, ma quando giunse al castello trovò che era nato un principino con un braccio solo. Il re contento fece sostituire la marmotta dipinta sulle mura del castello con un’aquila .

Intanto Dolasilla, addestrata per combattere, ricevette dai nani una corazza e delle frecce che la resero invincibile. Il Regno dei Fanes sotto la sua guida crebbe a dismisura fino a quando non incontrò il guerriero Ey de Net e se ne innamorò.

I nani avevano predetto che la ragazza sarebbe stata invincibile fino alle nozze e quindi il re cercò di  impedire questa unione ma senza riuscirci: per questo vendette la figlia mandandola a perire in battaglia: Dolasilla morì infatti trafitta dalle sue stesse frecce rubatele con l'inganno dallo stregone Spina de Mul. La gemella Lujanta ricomparve e con i pochi Fanes sopravvissuti si rifugiò sotto terra insieme alle marmotte in attesa che il figlio del principe Aguila, una volta cresciuto, potesse vendicarli.

Un altro racconto che fa parte della tradizione epica è la leggenda di Re Laurino.

La leggenda di Re Laurino

Molto tempo fa esisteva un popolo di nani governati da Re Laurino. Egli aveva una figlia bellissima, Similda, che insieme al padre custodiva l’incantevole giardino di rose sul Catinaccio (che viene chiamato anche Rosengarten ovvero "giardino di rose"). Un giorno il principe del Latemar, attratto da questo giardino, vi si recò e vi trovò Similda intenta a prendersi cura dei fiori. Il principe del Latemar si innamorò all’istante e rapì la giovane in modo da poterla sposare.

Quando Laurino si accorse dell’accaduto lanciò una maledizione sul giardino che aveva, con la sua bellezza e i suoi colori, attirato il principe del Latemar e quindi procurato la disgrazia. La maledizione lanciata dal re fece sì che il giardino non potesse più essere visto da alcun umano né di giorno né di notte, ma si dimenticò dell’alba e del tramonto, ed è per questo motivo che in quegli orari su Catinaccio si può ammirare il fenomeno dell’enrosadira.