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La grande guerra e il Fascismo

L’immane tragedia che per quattro anni sconvolse l’Europa lasciò i segni di profonde ferite sulle montagne e nelle valli dolomitiche.

All’inizio delle ostilità, nel 1914, molti giovani provenienti da Fassa e dalle altre valli ladine furono arruolati nei reggimenti tirolesi dei Kaiserjäger e dei Landesschützen. Dal Tirolo queste truppe partirono per i fronti orientali, in Galizia e in Polonia, dove molti persero la vita in cruente battaglie.

Con l’entrata in guerra del Regno d’Italia, il 24 maggio 1915, le valli ladine vennero a trovarsi immediatamente a ridosso del fronte, e tutta la comunità conobbe le durezze della guerra. Per tutta la durata del conflitto la fame fu la compagna fedele della popolazione: essa fu particolarmente acuta nel 1918, che ancora oggi è ricordato come l’an da la fam.

Terminata la Guerra i Ladini reclamarono fortemente il loro diritto ad un comune destino: in un raduno al Passo Gardena venne innalzata per la prima volta la bandiera ladina con i tre colori: il verde dei prati, il bianco delle nevi e l’azzurro del cielo.

Le aspirazioni dei Ladini furono ben presto conculcate dall’avvento del Fascismo che adottò nelle “nuove province” una politica sistematica di repressione di ogni diversità linguistica e nazionale.

Per il Regime i ladini costituivano “una macchia grigia da grattar via”: l’area dolomitica fu pertanto suddivisa in più circoscrizioni amministrative.