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I Reti

Con il nome di “Reti” gli storici romani identificavano comunemente le popolazioni alpine situate grossomodo a nord di Como e Verona, tra il Lago di Costanza e il Piave. Più che una vera nazione, essi formavano un insieme di tribù indipendenti, legate al culto della dea Raetia.

Il territorio atesino, con le vallate ladine, apparteneva al gruppo culturale Fritzens – Sanzeno che nel V secolo a. C. conobbe una forte espansione sia verso sud sia oltre il Brennero. I loro villaggi, situati su alture o su conoidi fluviali, erano costituiti da case semi-interrate a schiera che ripetono un modulo insediativo tuttora tipico della zona alpina.

L'economia di queste popolazioni si basava su agricoltura, allevamento, pastorizia, scambi e metallurgia. A quote più basse si praticava anche la viticoltura: famoso nell'antichità il "vino retico".

I ritrovamenti più significativi in Val di Fassa sono quelli del Col dei Pigui e di Santa Giuliana.

Il “castelliere retico” del Col di Pigui, presso Mazzin, rappresenta un tipico insediamento della civiltà retica; si tratta di un piccolo villaggio, fortificato, all’interno del quale si trovavano le abitazioni costruite in tronchi di legno.

Il santuario di Santa Giuliana, a monte dell’abitato di Vigo di Fassa, è sorto su un antico luogo di culto pagano, i cui resti – risalenti alla seconda Età del ferro, V-IV sec. a.C.) – sono stati rinvenuti esattamente sotto il presbiterio.